Dopo aver letto l’articolo La mia Evoluzione da Capellone ad Agato avete avuto modo di vedere la reale condizione dei miei capelli senza Toppik. Fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione l’idea di sottopormi ad una Visita Tricologica e nemmeno avevo mai pensato di intraprendere una cura per combattere l’alopecia androgenetica.

Ormai mi stavo documentando sulla calvizie da oltre un anno ed in me stava iniziando a prendere piede l’idea che i famosi detti popolari, che vedono il pavimento come unica cosa in grado di arrestare la caduta dei capelli, forse potevano essere messi in dubbio. Quanto meno si può dire che esiste una terapia ufficialmente approvata per la cura della Alopecia Androgenetica ed io avevo deciso che avrei fatto un tentativo.

Certamente non avevo la minima intenzione di auto curarmi come spesso si legge in molti forum dedicati poiché, sebbene ormai avessi acquisito una discreta cultura in merito, per la tipologia di farmaci da utilizzare ritengo opportuno farsi seguire da un medico.

Così, dopo un’accurata selezione, mi rivolsi al Dottor Paolo Gigli, dermatologo esperto in tricologia tra i più accreditati in italia e dopo 3 mesi di attesa venne il giorno della mia prima visita tricologica.

Di seguito le fasi della mia Visita Tricologica:

  • Colloquio con il Dottore: mi vennero chieste informazioni generali sul mio stato di salute e sull’eventuale assunzione di farmaci, presenza o meno di casi di alopecia androgenetica in famiglia (purtroppo ce ne sono), abitudini alimentari per valutare eventuali squilibri e completare la stesura della cartella clinica.

  • Controllo valori ematici: alla visita tricologica dovevo presentarmi con delle analisi del sangue che il Dottore mi prescrisse in precedenza. I valori monitorati erano Ferro, Ferritina, Vit D, Vit B12 Rame, Zinco, Magnesio, Acido Folico e ormoni tiroidei (tsh, ft3 e ft4) e non emergevano particolari carenze.
  • Esame visivo del cuoio capelluto e dei capelli: questa fase venne eseguita dal Dottore ad occhio nudo per valutare lo stato dei capelli e la presenza di gravi diradamenti, eccessiva untuosità e malattie tipo dermatite seborroica che in genere sono frequenti nei casi di calvizie androgenetica.
  • Pull test: consiste nello strappo deciso di una piccola ciocca di capelli allo scopo di valutare, in base al numero che se ne stacca, se sono presenti perdite anomale quali effluvi. Non ero preparato e me lo fece a sorpresa, ma anche qui era sostanzialmente tutto nella norma.
  • Fotografia generale della situazione: in cui il dottore scatta delle foto da integrare nella cartella clinica. La mia situazione iniziale avrete già avuto modo di vederla nell’articolo dedicato ma si può riassumere con questa semplice immagine scattata proprio nello studio del Dottor Gigli:
  •  Videodermatoscopia:

VideodermatoscopiaTale pratica consiste in un controllo con apposito strumento, che sfrutta lenti a vari ingrandimenti collegati ad una telecamera digitale e tramite apposito software consente di visualizzare il cuoio capelluto e i capelli ingranditi di decine di volte permettendo di avere informazioni assai più precise rispetto alla valutazione fatta ad occhio nudo.

E' possibile infatti valutare la densità, il rapporto Anagen-Telogen nonché il grado di miniaturizzazione. Nell'immagine a fianco le frecce indicano proprio dei capelli miniaturizzati il cui calibro è di molto inferiore rispetto a quelli sani.

Ebbene, come era facilmente intuibile la mia situazione era ben peggiore rispetto all'immagine qui sopra dato che la miniaturizzazione era diffusa su tutta la parte superiore del capo, raggiungendo livelli più elevati in zona tempie e vertex . Vedere quelle immagini non fu piacevole ma tutto sommato era quello che mi aspettavo.

Diagnosi e Terapia:

Si trattava di Alopecia Androgenetica non aggressiva ma comunque in evoluzione con notevole presenza di capelli displasici e in via di miniaturizzazione. Proprio quest'ultima parte faceva si che il Dottore fosse ottimista dato che i capelli miniaturizzati è possibile tentare di recuperarli con le apposite terapie previste per la calvizie androgenetica.

Il Dottor Gigli mi spiegò tutto riguardo finasteride e minoxidil, i due farmaci che attualmente costituiscono i pilastri portanti per fronteggiare l'alopecia androgenetica. Fui adeguatamente informato su benefici e possibili effetti collaterali e decisi che un tentativo per salvare i miei capelli lo volevo fare, così accettai di sottopormi alla cura che consisteva in:

  • Propecia (finasteride) 1mg al giorno: la base vera e propria della terapia poiché inibisce la formazione dell'ormone DHT che provoca la miniaturizzazione dei follicoli nelle persone predisposte.
  • Lozione di Minoxidill 5% + antiandrogeni topici e idrocortisone 2-3 ml solo la sera: il minoxidil è uno stimolatore della crescita che prolunga la fase anagen, gli antiandrogeni topici agiscono integrando l'azione della Finasteride riducendo ulteriormente il DHT a livello dei follicoli piliferi, infine l'idrocortisone riduce lo stato infiammatorio che nei casi di Alopecia Androgenetica spesso è presente sul cuoio capelluto.
  • Utilizzo di shampoo specifici per lavaggio frequente dato che per l'applicazione della lozione è consigliabile il lavaggio quotidiano. I prodotti consigliati furono Markeuticals Accerator e Timoglican Shampoo da alternare ad ogni lavaggio.

La suddetta terapia andava portata avanti per 2 anni, tempo in cui finasteride raggiunge il massimo plateau nel risultato. Al raggiungimento di tale termine il dottore avrebbe valutato eventuali variazioni a dosaggi e principi attivi.

Se poi si fossero verificati effetti collaterali non tollerabili, avrei smesso... ma per lo meno potevo dire di averci provato!

Fu cosi che a Luglio del 2014 iniziò la mia lotta contro la Calvizie.

 

 



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